Un reportage di Fabrizio Salce dopo il suo ultimo press tour in Oltrepò Pavese. Scrive sulle colonne di Bra Oggi, il reporter grande esperto di enogastronomia: l’Oltrepò Pavese è una terra che sin dalla Preistoria venne abitata. Si alternarono popolazioni Galliche e tribù di Liguri, per poi arrivare ai conquistatori Romani….

Fu la vicinanza con Pavia che avvicinò questo ampio lembo di terra, ora Lombardia, ai Longobardi che scelsero proprio Pavia come loro Capitale. I secoli a venire, quelli relativi al Medioevo e poi all’età moderna furono l’ambiente temporale che vide le famiglie nobiliari territoriali protagoniste di battaglie e scontri per il controllo di quello che ancora oggi è un punto nevralgico per gli scambi commerciali.

Non dimentichiamo che da qui, da Varzi, partiva la via del sale che raggiungeva Sori a pochi chilometri da Recco. Di quel lontano periodo troviamo ancora, come indiscussa testimonianza, numerosi castelli, Cigognola e Zavattarello, giusto per citarne alcuni. E poi, in un contesto storico più recente, gli eventi ci raccontano dell’annessione dell’Oltrepò al Regno di Sardegna avvenuta nel 1741: motivo per cui l’Oltrepò è ancora oggi definito Antico Piemonte. Fu invece Federico I detto il Barbarossa a dargli tale denominazione legata al vecchio fiume un tempo chiamato Eridano.

Per quando riguarda il settore enologico l’Oltrepò è indubbiamente una terra ricca sia in termini quantitativi che qualitativi. Tante le realtà produttive, le cantine, alcune storiche e di vino se ne produce veramente molto e di svariate tipologie utilizzando differenti vitigni. Il comparto annovera una Docg e sei Doc. L’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg ha ottenuto il suo riconoscimento a partire dalla vendemmia del 2007. E’ un uvaggio che comprende il pinot nero per un minimo del 70% e altre uve come chardonnay e pinot grigio fino ad un massimo del 30%.

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Carlo Veronese con Annibale Bigoni, i rispettivi direttori dei Consorzi Tutela Vini Oltrepò Pavese e Salame di varzi Dop, nell’evento degustazione al Ristorante Buscone di Bosmenso, in Valle Staffora, con Roberta Buscone e Martina Pochintesta.

Di grande importanza è il Pinot Nero che rappresenta la nobiltà viticola e che qui ha trovato le condizioni ottimali e la vocazione di un territorio in grado di esaltarlo. Vini d’annata e riserve con almeno due anni di invecchiamento. Ma questa è una parte di Lombardia che riserva tante soprese dal punto di vista enogastronomico al turista che la percorre.

Impossibile non fare infatti tappa a Varzi, il vero regno del celebre Salame di Varzi Dop. Parliamo di un prodotto tradizionale della Valla Staffora. La sua qualità, genuinità e bontà dipendono dalla bravura e dall’esperienza degli abili salumieri artigiani. E’ un antica ricetta che sposa in modo ottimale le condizioni climatiche del luogo. La sua storia è molto probabilmente legata alla presenza Longobarda ma certamente la ricetta de[1]finitiva è opera dei monaci benedettini che seppero affinarla a dovere. E’ un salame dolce e delicato con un retro gusto leggermente amarognolo dovuto al periodo di stagionatura.

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a pagina 20 di Bra Oggi