I vini

I vini

Denominazioni, identità e tradizione di un territorio unico.

Il Classese e la DOCG

Nel 1984, in Oltrepò Pavese esisteva una sola DOC, che riuniva tutte le tipologie di vino prodotte sul territorio. In quel contesto, un gruppo di produttori di Metodo Classico – la vera eccellenza locale – avviò un percorso condiviso per distinguere e valorizzare il blanc de noirs da Pinot Nero, vino complesso ed elegante, destinato a rappresentare l’identità e il futuro dell’Oltrepò Pavese.

Nacque così Classese, crasi tra Classico e Pavese: un progetto fondato su una storia più antica, che affonda le radici in Valle Scuropasso, dove nel 1865 il Conte Vistarino produsse il primo Metodo Classico da Pinot Nero, pochi anni dopo aver introdotto il vitigno.

A quarant’anni dalla sua prima intuizione, il Consorzio rilancia oggi il progetto Classese come denominazione identitaria: un marchio collettivo destinato a ridare valore al Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese DOCG.
La Denominazione di Origine Controllata e Garantita nasceva nel primo decennio del nuovo millennio, nel 2007, a riconoscimento della specificità e della tradizione del metodo classico oltrepadano e, soprattutto con la tipologia Pinot Nero, ponendo l’accento sul blanc de noirs e sul rosé de noirs.

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Il profilo del Classese

Qualità al primo posto

  1. Raccolta delle uve: manuale in cassetta
  2. Vigneti: esclusivamente su pendici collinari
  3. Uvaggio: minimo 85% Pinot Nero (per il restante 15 % Chardonnay, Pinot bianco e/o Pinot meunier
  4. Acidità minima: 6 g/l
  5. Affinamento minimo sui lieviti: 24 mesi (36 per il millesimati, 48 per le riserve)
  6. Affinamento minimo dopo la sboccatura: 60 giorni
  7. MGA (Menzioni Geografiche Aggiuntive): Valle Versa, Valle Scuropasso, Valle Coppa, Valle Staffora

I vini della tradizione

Accanto al metodo classico e alle grandi denominazioni moderne, l’Oltrepò Pavese custodisce un patrimonio enologico profondamente legato alla sua storia contadina.

Vini nati da uvaggi autoctoni, da areali circoscritti e da un sapere tramandato nel tempo, che raccontano l’anima più autentica del territorio e il suo rapporto quotidiano con la tavola.

Tra storia e leggenda

I curiosi nomi di due vini della tradizioni nascondono storie ricche di fascino, che mescolano alcuni aspetti storici con le leggende popolari. Il Buttafuoco è legato alle guerre di indipendenza, quando il confine tra Lombardo-Veneto e Piemonte (nel quale era inserito l’Oltrepò Pavese) correva sul Po, attraversato grazie a traghetti e non ponti. La guarnigione asburgica al traghetto di Spessa Po avrebbe abbandonato i propri posti per bere in abbondanza il buon Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese nella vicina Stradella (o Broni), ubriacandosi e lasciando la postazione alla mercé del nemico sabaudo (facilitando così la vittoria italiano alla vicina Battaglia di Montebello). Il Sangue di Giuda, invece, deve il suo nome proprio al traditore di Cristo, che in un passato non precisato fu riportato in vita sulla terra e si ritrovò a vagare per l’Oltrepò Pavese. Giunto a Broni, fu riconosciuto dagli abitanti che, inferociti, volevano ammazzarlo. Giuda, però, accortosi che le viti erano afflitte da un grave morbo, promise di guarirle per avere salva la vita. Così fu: i vigneti furono risanati e i contadini decisero di dedicare il vino ottenuto proprio all’apostolo infedele.

I disciplinari

La nuova DOCG

L’Assemblea del Consorzio, con voto plebiscitario, a febbraio 2025 ha introdotto un nuovo disciplinare per il Metodo Classico dell’Oltrepò Pavese DOCG, che prevede norme ancora più qualitative. Si tratta delle stesse regole che, già oggi, identificano i vini a marchio Classese e che diventerà, dopo la definitiva approvazione ministeriale, il disciplinare unico per il metodo classico DOCG del territorio.

Leggi il nuovo disciplinare